Come in Italia nel 2007, in Inghilterra ancora morti, bugie, scontri, assalti alla Polizia.
E partite di calcio rinviate…
di Maurizio Martucci
Si sa, i media vivono di semplificazioni, abbreviazioni immaginarie, a volte vere e proprie forzature giornalistiche. Così se l’attacco alle Twin Towers è il complemento di paragone per decodificare l’apocalisse nel mondo occidentale, attentato di Oslo e strage di Utoja diventano l’11 Settembre del popolo norvegese.
Oggi le strade di Londra bruciano come a Liverpool, Birmingham, Bristol e Manchester, ma si fatica a trovare raffronti calzanti. Riots, sommosse popolare, “saccheggi nell’età della crisi”, scrive Il Rifomista paragonando i fatti inglesi alle vecchie reazioni in Francia e America. Era il 2005 quando oltralpe una generazione intera si ribellò alle morti di Bouna Traoré e Zyed Benna a Clichy-sous-Bois, mentre nella primavera del 1992 toccò a Los Angeles infiammarsi dopo l’uccisione di Rodney King. Anche all’epoca morti sospette, incidenti tra opposti fazioni, schieramenti bipolari: tutori dell’ordine (potere) da un lato e giovani (popolo) dall’altro. In mezzo, tanta rabbia, covata nel tempo, troppe verità nascoste.
Ma la scintilla d’Inghilterra è stata l’uccisione di Mark Duggan, freddato la scorsa settimana dalla Polizia. “E’ morto in circostanze che richiedono un’indagine”, ha affermato il medico legale dopo l’esame autoptico sul corpo della vittima. Ma non è bastato per fermare il coccodrillo già preconfezionato nelle redazioni, come un calco da protocollo: Duggan era un pregiudicato e aveva sparato per primo contro i bobby, facendo intendere come se – alla fine – se la fosse cercata. Per poi scoprire dalla stessa Independent Police Complaints Commission, che invece “non ci sono prove che indichino che la pistola rinvenuta sul luogo della morte di Mark Duggan abbia esploso dei colpi”.
Da qui la rivolta, l’indignazione popolare, le deprecabili violenze e lo scontro sociale spiegato da Lee Jasper, consigliere del vecchio sindaco della City: “Quel che è successo a Tottenham – nell’intervista sul sito di Repubblica.it - riguarda anche noi. Ogni morte nelle mani della polizia riguarda anche noi. La versione iniziale della polizia si è rivelata sbagliata. Abbiamo bisogno di verità. Abbiamo bisogno di risposte. È questo che ha scatenato le proteste: la gente di Londra vuole sapere”. Altro che sbrigativamente “teppisti, pura criminalità” come ripetuto dal premier britannico Cameron, perché la sintesi de Il Fatto Quotidiano fornisce una tesi più verosimile: “Dopo Atene e Madrid l’ingiustizia sociale si fa guerriglia”. Si punta sull’indignazione e sulla collera dei ragazzi d’Europa, alla reazione isterica di quanti si sentono esclusi dal diritto di cittadinanza, dalle pari opportunità e dall’eguaglianza di fronte alle legge, oltre che dal benessere e della speranza in un futuro sempre più incerto. E’ il “furore contro una diseguaglianza che ha travolto ogni umana decenza”.
Ecco il termine di paragone, ingombrante miscela esplosiva sinora ignorata, forse perché troppo ingombrante: la morte sospetta di un ragazzo come tanti, il depistaggio mediatico e le menzogne della Polizia, la voglia di verità, l’angoscia di trovarsi davanti l’ennesima bara sorretta da arroganza e ingiustizia sociale. Da qui la miccia per le scorribande e l’attacco al cuore dello stato. E allora, se proprio una semplificazione giornalistica bisognava trovare, si dica chiaramente che Londra sta vivendo il suo 11 Novembre, gli effetti indesiderati dello stesso cortocircuito vissuto col delitto di Gabriele Sandri, la giornata più buia della recente storia della Repubblica italiana.
Perché oltre Manica, come da noi, c’è scappata una giovane vittima (Gabbo aveva 26 anni, Duggan 29), uccisa da forze di Polizia (l’agente Spaccarotella è stato condannato in appello per omicidio volontario), con il più classico gioco dei media ad indebolire la figura della vittima, delegittimandolo agli occhi dell’opinione pubblica (per Gabbo si perorò la tesi delle tracce di alcool nel sangue e del rinvenimento di pietre nelle tasche, per Mark Duggan addirittura il suo utilizzo di un’arma da fuoco, circostanza poi smentita). Quindi gli stessi assalti ai simboli del sistema (a Roma caserme di Carabinieri e Commissariati di Polizia, a Londra invece con gli agenti anche centri commerciali presi di mira) e ancora rabbia, accuse e infine lo strumentalizzato football buttato - guarda caso - nel calderone, con l’annullamento delle partite di calcio: in Italia ben due (Inter-Lazio e Roma-Cagliari oltre le sospensione per motivi di ordine pubblico di Atalanta-Milan e Taranto-Massese) come in terra d’Albione (annullate Inghilterra-Olanda a Wembley e Ghana-Nigeria a Watford), con tre di F.A. Cup rinviate (gare casalinghe di West Ham, Charlton e Crystal Palace).
Cronaca nera, calcio e conflitti sociali. Comunicazione di crisi e società civile, intreccio letale, da maneggiare con cura. Non è mai troppo tardi per imparare la lezione. Anche se il mondo, oggi, sembra sempre più paese.
Maurizio Martucci
dal blog del libro CUORI TIFOSI – cuoritifosi.ormedilettura.com
L’ultima stracittadina ha segnato un punto importante nel percorso della memoria dei Cuori Tifosi.…
“La mia storia è simile a quella di Gabriele Sandri e Stefano Furlan, solo che io sono ancora vivo…
Si chiamava Roberto Riva, 45 anni di San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, tifoso dell’Hellas.…
PUO’ NASCERE E SI PUO’ FARE CULTURA, PARTENDO DA UNA TRAGEDIA? LA FONDAZIONE GABRIELE…
Come in Italia nel 2007, in Inghilterra ancora morti, bugie, scontri, assalti alla Polizia. E partite…
[…] Fonte: Cuori Tifosi […]